Il gioco fa bene al cervello (se fatto sul serio)
![]() |
| Giocare a scacchi in compagnia: un classico esempio di ginnastica mentale che allena la concentrazione e favorisce lo "stato di flow". |
Se anche prima degli anni ’90 le nostre madri avessero avuto sul comodino il manuale del “perfetto genitore”, l’infanzia di intere generazioni, compresa la mia, sarebbe stata decisamente diversa. Probabilmente saremmo cresciuti protetti in una confortevole campana di vetro, sani, salvi e incredibilmente... annoiati.
Addio alle ginocchia costantemente sbucciate, alle biciclette lanciate senza freni giù per le discese e, soprattutto, addio al più grande paradosso pedagogico della storia: “Se cadi e ti fai male, ti do il resto!”. Se avessero letto quei manuali, oggi saremmo adulti senza cicatrici da confrontare con quelle degli amici e ci saremmo persi il brivido di conquistare la libertà un graffio alla volta, sotto la costante e affettuosa minaccia di un raddoppio della pena.
Eppure, quell'infanzia un po' selvaggia ci ha regalato una grande risorsa: la capacità di non annoiarci mai e di aguzzare l'ingegno per inventare un gioco dal nulla. Oggi il rischio della noia viene immediatamente anestetizzato da uno schermo.
Ma invece di fare troppa teoria, oggi, voglio giocare con te.
Sì, hai letto bene. Ho preparato tre piccole sfide rapide. Metti in pausa i pensieri per due minuti e prova a risolverle. Vediamo se il tuo cervello è ancora scattante come un tempo!
Sfida 1: Il ritorno di "Nomi, Cose, Città"
Ti ricordi i pomeriggi passati a consumare fogli di carta millimetrata? Oggi rispolveriamo questo grande classico, ma alziamo l'asticella. La lettera estratta è la K, e le categorie sono diventate sei.
Prendi carta e penna (o usa le note del telefono) e prova a completarla:
• Nome: _ _ _ _ _
• Cosa: _ _ _ _ _
• Città: _ _ _ _ _
• Animale: _ _ _ _ _
• Fiore o Pianta: _ _ _ _ _
• Artista o Personaggio Famoso: _ _ _ _ _
(Vietato cercare su Google! Se ti blocchi, ecco qualche indizio amichevole:
• Per il nome: pensa al biondissimo e furbissimo protagonista del film "Mamma ho perso l’aereo".
• Per la cosa: pensa a quel leggerissimo impermeabile colorato, dotato di cappuccio, che si richiude su se stesso diventando un marsupio.
• Per la città: voliamo in Estremo Oriente, in un'antica capitale giapponese famosa per i suoi meravigliosi templi di legno.
• Per l'animale: pensa a un pigro scalatore australiano che adora l'eucalipto.
• Per la pianta: potresti averne una grassa dai piccoli fiori colorati sul davanzale, oppure una palma da appartamento, dal nome che ricorda una signora elegante.
• Per l'artista: pensa a un pittore austriaco famoso per i suoi quadri dorati e per un bacio entrato nella storia dell'arte).
Questo gioco fa bene al cervello. Questa sfida è una vera e propria ricarica per i tuoi neuroni. Quando cerchiamo parole con una lettera insolita in categorie specifiche, attiviamo la flessibilità cognitiva. Non stiamo solo ricordando, stiamo "categorizzando sotto sforzo". Questo tipo di ginnastica mentale stimola la plasticità cerebrale, aiutandoci a mantenere la mente elastica e a trovare soluzioni rapide anche nei piccoli problemi di tutti i giorni.
Sfida 2: Delitto nella biblioteca (Un caso per la tua mente)
Mettiti nei panni di un detective e prova a risolvere questo mistero:
Un ricco magnate viene trovato senza vita nella biblioteca della sua villa, seduto in poltrona. Il socio in affari, che era con lui, ha chiamato immediatamente la polizia fingendo un attacco cardiaco improvviso e rimanendo accanto al corpo per non destare sospetti.
Quando l'ispettore arriva, nota che sul tavolo davanti alla vittima ci sono due bicchieri con dello scotch, una bottiglia aperta e un secchiello con del ghiaccio ormai quasi sciolto.
Il socio dichiara: “Siamo entrati in stanza e abbiamo deciso di fare un brindisi. Abbiamo versato lo scotch dalla stessa bottiglia in due bicchieri identici. Lui ha preso un bicchiere a caso, io l'altro. Se il liquore fosse stato avvelenato, sarei morto anche io!”
Il detective osserva la scena per qualche istante e risponde: “La bottiglia è pulita, i bicchieri erano identici e lei ha davvero lasciato che il suo socio scegliesse il bicchiere che preferiva. Eppure, la dichiarazione di arresto è già pronta”.
Come ha fatto l'assassino ad avvelenare solo la vittima, pur lasciandole la totale libertà di scegliere il bicchiere?
(Prenditi un minuto per riflettere sui dettagli della scena prima di leggere la soluzione...)
Questo gioco fa bene al cervello. Risolvere un mistero poliziesco richiede quella che gli psicologi chiamano "deduzione logica" basata sugli indizi e l'analisi dello scenario. Ci costringe a non accettare passivamente le narrazioni precostituite (la dichiarazione del socio) ma a scomporre la scena nei suoi elementi fisici e temporali (liquore, bicchieri, tempo di scioglimento del ghiaccio).
Sfida 3: L'impiccato del Benessere
Qual è la parola misteriosa? Ti do solo le vocali:
_ E _ I _ I E _ _ A
Questo gioco fa bene al cervello. Giocare con le lettere mancanti stimola l'area del linguaggio e la capacità di compiere ipotesi basate su frammenti di informazione.
(Le soluzioni delle 3 sfide le puoi trovare alla fine dell'articolo)
Dietro la maschera e sotto il tavolo: quando il gioco diventa cura e potenziamento
Per comprendere appieno l'importanza del gioco per la nostra salute, dobbiamo superare l'idea che si tratti solo di un passatempo. C'è un momento preciso in cui il gioco smette di essere fine a se stesso e si trasforma in uno straordinario alleato della mente: quando diventa stimolazione cognitiva e strumento di inclusione.
In ambito clinico ed educativo, il gioco strutturato (spesso definito come serious game o apprendimento ludico) non è un semplice intrattenimento, ma una vera e propria risorsa terapeutica progettata per attivare specifiche aree cerebrali e funzioni esecutive.
Cosa succede nel cervello quando giochiamo?
Mentre giochiamo, la nostra mente non è affatto a riposo. Al contrario, si attiva una complessa rete di circuiti neurali che stimola diverse funzioni cognitive fondamentali:
• L'accensione della corteccia prefrontale: Questa è l'area del cervello responsabile delle nostre funzioni esecutive. Quando pianifichiamo una mossa, memorizziamo le regole del gioco (memoria di lavoro), cerchiamo una strategia alternativa (flessibilità cognitiva) o resistiamo a un impulso distratto (controllo inibitorio), stiamo allenando il "regista" del nostro cervello.
• Il rilascio di dopamina e la spinta alla plasticità: Il gioco, per sua natura, è piacevole e motivante. Questo stato d'animo stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che facilita la concentrazione, consolida la memoria e promuove la plasticità cerebrale (la capacità del cervello di riorganizzarsi e creare nuove connessioni, anche in presenza di invecchiamento o lesioni).
🔍 Cosa dice la scienza: Le ricerche condotte dal team della neuroscienziata Daphné Bavelier dell'Università di Ginevra, attraverso un’ampia meta-analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Psychological Bulletin, dimostrano che il gioco strutturato e interattivo agisce direttamente sull'attenzione e sul sistema di ricompensa del cervello, favorendo una riorganizzazione neurale che migliora le abilità cognitive generali.
• Lo "Scaffolding" emotivo: In psicologia, si parla di scaffolding (impalcatura) per indicare il supporto che permette di raggiungere un obiettivo che da soli non si riuscirebbe a conseguire. Il gioco offre proprio questo: una cornice sicura, protetta da regole e facilitata dall'interazione, in cui il cervello può spingersi oltre i propri limiti attuali senza il peso del giudizio.
Vediamo concretamente come questi meccanismi si traducono in percorsi di cura, crescita e inclusione nelle diverse fasi della vita.
1. L’età dello sviluppo: apprendimento e relazione (DSA e Autismo)
Nelle prime fasi della vita, il gioco strutturato è uno strumento fondamentale per superare ostacoli cognitivi o relazionali che altrimenti rischierebbero di limitare il potenziale del bambino.
![]() |
| La manipolazione di elementi fisici e il gioco senso-motorio rappresentano i primi e più importanti mattoni dello sviluppo cognitivo nei bambini. |
• Imparare senza paura (DSA): Per i bambini con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (come dislessia, discalculia o disortografia), la scuola può diventare un luogo fonte di forte ansia da prestazione. Quando l'apprendimento passa attraverso il gioco, questa ansia si azzera. Nel gioco l'errore è contemplato, fa semplicemente parte del percorso e non si traduce in un voto. Questo riduce l'attivazione dell'amigdala (l'area del cervello legata alla paura) e permette alla corteccia prefrontale di lavorare al meglio, allenando la memoria di lavoro e l'attenzione.
• Una mappa sicura per comunicare (Spettro Autistico - TSA): Per i bambini e i ragazzi nello spettro autistico, il mondo sociale può apparire caotico e imprevedibile. Un gioco da tavolo o un'attività con regole precise e supporti visivi offre un contesto prevedibile e sicuro. Sapere esattamente cosa fare e quando è il proprio turno abbassa i livelli di stress, allena l'attenzione congiunta e favorisce l'interazione con l'altro senza la pressione tipica delle normali situazioni sociali.
🔍 Cosa dice la scienza: Diversi studi clinici controllati e randomizzati, condotti dal Center for Autism Research and Treatment della UCLA sul metodo JASPER (una terapia basata proprio sul gioco semistrutturato), hanno evidenziato che i bambini coinvolti mostrano miglioramenti significativi e duraturi nell'attenzione condivisa, nella regolazione delle emozioni e persino nello sviluppo del linguaggio verbale.
2. L’età adulta: la riparazione del cervello (Riabilitazione Neurologica)
Il potere terapeutico del gioco si estende anche all'età adulta, rivelandosi prezioso in contesti clinici complessi come la neuroriabilitazione (ad esempio in seguito a un ictus, un trauma cranico o in presenza di sclerosi multipla).
• Riconquistare l'autonomia con i Serious Games: I percorsi riabilitativi tradizionali per recuperare le funzioni motorie o cognitive perse sono spesso lunghi, faticosi e ripetitivi, con un alto tasso di frustrazione. L'introduzione di videogiochi attivi (exergames) o di software ludici trasforma l'esercizio terapeutico in una sfida stimolante. Muovere un braccio o mantenere l'equilibrio per guidare un personaggio sullo schermo sposta l'attenzione del paziente dalla fatica al divertimento. Questo stimola la neuroplasticità per compensare le aree danneggiate, aumentando la costanza nella terapia e migliorando i tempi di recupero.
🔍 Cosa dice la scienza: Una monumentale revisione sistematica della Cochrane Library (che ha analizzato decine di studi clinici coinvolgendo migliaia di pazienti reduci da ictus) ha confermato che l'uso della realtà virtuale e dei giochi interattivi, integrato alla terapia standard, aumenta il tempo che i pazienti dedicano volentieri alla riabilitazione. Questo si traduce in un recupero significativamente migliore della mobilità degli arti e delle attività quotidiane.
3. La terza età: proteggere la mente dal tempo (Alzheimer e Demenze)
Infine, nella fase dell'invecchiamento, il gioco si trasforma in una barriera protettiva contro il decadimento cognitivo.
![]() |
| La stimolazione cognitiva attraverso semplici giochi di memoria aiuta a mantenere la mente attiva e a rafforzare la riserva cognitiva nella terza età. |
• Una palestra contro l'oblio (Alzheimer e Demenze): Nelle terapie non farmacologiche per le demenze, il gioco cognitivo è un pilastro fondamentale. Attraverso enigmi di parole, giochi di associazione visuo-spaziale o attività legate alla memoria a lungo termine (come ricostruire proverbi o canzoni del passato), si agisce direttamente sulla "riserva cognitiva". Questo stimola le connessioni neurali residue, rallenta la perdita di orientamento ed elasticità mentale e, soprattutto, offre una via di comunicazione profonda con familiari e caregiver, restituendo alla persona un prezioso senso di autostima ed efficacia personale.
🔍 Cosa dice la scienza: Il noto studio epidemiologico francese Paquid, pubblicato sulla rivista scientifica BMJ Open, ha monitorato per vent'anni oltre 3.600 persone anziane inizialmente sane. I ricercatori hanno scoperto che chi giocava regolarmente a giochi da tavolo presentava un rischio di sviluppare demenza inferiore del 15% rispetto ai non giocatori, mostrando inoltre un declino cognitivo molto più lento e una minore incidenza di depressione.
Se ti interessa approfondire i fattori fisici e biologici che influenzano la prevenzione di queste patologie, ti consigliamo di leggere anche l'articolo "Salute del cervello e virus latenti: cosa ci insegna la ricerca su Herpes e Alzheimer".
Oltre la terapia: il gioco come stile di vita per il nostro benessere
Se il gioco strutturato è una risorsa insostituibile in contesti clinici e riabilitativi, la verità è che rappresenta una potente risorsa quotidiana per ciascuno di noi. Integrare il gioco nella nostra routine può cambiare radicalmente il nostro benessere psicofisico, a patto di farlo nel modo giusto.
1. Lo "Stato di Flow": la psicologia della felicità nel gioco
Ti è mai capitato di iniziare un gioco (un rompicapo o un cruciverba) pensando di dedicarci pochi minuti, per poi accorgerti che sono volate due ore? In psicologia questo fenomeno si chiama Stato di Flow (stato di flusso), un concetto teorizzato da Mihaly Csikszentmihalyi per descrivere la totale immersione in un'attività.
Mentre studiava la felicità e la produttività, questo psicologo ungherese intervistò migliaia di persone che svolgevano attività intense e creative: scalatori, chirurghi, scacchisti, ballerini e atleti. Molti di loro, per descrivere i momenti in cui davano il meglio di sé, utilizzavano spontaneamente la metafora di un flusso d'acqua o di una corrente che li trasportava senza sforzo. Da qui nacque il termine scientifico Flow.
Le 3 regole d'oro per innescare il Flow
Secondo la psicologia positiva, non possiamo entrare nel flusso per "puro dovere". Devono coesistere tre condizioni ben precise:
• L'equilibrio tra Sfida e Abilità: È la regola principale. Se un compito è troppo facile rispetto alle nostre competenze, subentra la noia. Se è troppo difficile, subentrano l'ansia e la frustrazione. Il flow si attiva lungo una sottile linea centrale: quando il compito ci sfida leggermente oltre il nostro limite, ma sentiamo di avere le abilità necessarie per farcela.
![]() |
| La "Zona di Flusso" (in verde) rappresenta la fascia sottile in cui la nostra abilità si adatta alla difficoltà della sfida, tenendoci lontani sia dall'ansia che dalla noia. |
• Obiettivi chiari: Dobbiamo sapere esattamente qual è il passo successivo. Se c'è ambiguità o confusione, la mente si disperde. Nel gioco, l'obiettivo è sempre chiaro: fare canestro, incastrare la tessera corretta del puzzle, trovare la parola mancante.
• Feedback immediato: Abbiamo bisogno di sapere all'istante se stiamo agendo bene o male. Questo ci permette di correggere il tiro in tempo reale, mantenendo la mente focalizzata sul presente.
Cosa si prova? Le 4 caratteristiche dell'esperienza
Quando una persona si trova nello stato di flow, vive un'alterazione temporanea della percezione della realtà:
• Fusione tra azione e consapevolezza: Scompare il distacco tra "noi" e "ciò che stiamo facendo". Il tennista diventa un tutt'uno con la racchetta, il chirurgo con il bisturi, chi gioca con la sfida stessa.
• Perdita della coscienza di sé (il silenzio dell'Ego): Scompare l'autocritica. Non ci preoccupiamo di fare brutta figura, di fallire o di cosa pensano gli altri. L'insicurezza si azzera.
• Distorsione del tempo: La percezione temporale si altera. Spesso ore intere sembrano volate in pochi minuti; altre volte (soprattutto negli sport d'azione) i secondi sembrano dilatarsi, dandoci l'impressione di avere tutto il tempo per agire.
• Esperienza autotelica: Dal greco autos (se stesso) e telos (scopo). Significa che l'attività è gratificante per il solo fatto di essere eseguita, non per un premio o un riconoscimento futuro. Giochiamo per il puro piacere di farlo.
Cosa succede nel cervello durante il Flow? (La spiegazione neuroscientifica)
La neuroscienza moderna è riuscita a mappare il cervello in stato di flow, scoprendo due meccanismi affascinanti:
• L'ipofrontalità transitoria (Transient Hypofrontality): Durante il flow, la corteccia prefrontale (la parte razionale, che pianifica, dubita, calcola e rimugina sul passato e sul futuro) riduce temporaneamente la sua attività. È per questo che la "voce interiore" che ci critica o ci stressa si spegne, lasciando spazio a un'azione fluida e istintiva.
• Il cocktail neurochimico: Il cervello rilascia contemporaneamente un mix perfetto di cinque sostanze chimiche legate alle prestazioni e al benessere: dopamina (motivazione), noradrenalina (attenzione), endorfine (sollievo dal dolore e fatica), anandamide (creatività e riduzione del dolore) e serotonina (buonumore). Questa miscela naturale è difficile da riprodurre artificialmente e crea una sensazione di benessere profondo e persistente.
🔍 Cosa dice la scienza: Un importante studio clinico, pubblicato su Translational Psychiatry, ha monitorato un campione di oltre 9.000 persone, dimostrando che chi sperimenta regolarmente lo stato di flusso nella propria vita quotidiana presenta un rischio significativamente inferiore di sviluppare depressione, ansia o disturbi legati allo stress. Il gioco agisce come una forma di mindfulness attiva, disattivando il circuito cerebrale legato al rimuginio.
2. Spegnere gli schermi per riaccendere la mente (Il gioco analogico come "Digital Detox")
Ma per entrare davvero in questo stato di benessere, dobbiamo chiederci: dove stiamo giocando? Sebbene i videogiochi abbiano i loro benefici, i vecchi e sani giochi da tavolo fisici o i puzzle offrono qualcosa di insostituibile nell'era della sovrastimolazione digitale.
Prendere in mano dadi, carte e tessere ci costringe a staccare gli occhi dallo smartphone, offrendo un vero e proprio "digital detox".
![]() |
| I giochi di società tradizionali stimolano l'attenzione condivisa e offrono un'ottima occasione per un digital detox in compagnia. |
🔍 Cosa dice la scienza: Le misurazioni fisiologiche evidenziano che l'immersione nei giochi da tavolo riduce significativamente i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) nel sangue. Inoltre, mentre gli schermi serali inibiscono la melatonina disturbando il sonno, i giochi analogici stimolano il rilascio di endorfine, serotonina e ossitocina, promuovendo uno stato di rilassamento che favorisce il riposo notturno.
3. Allearsi per vincere insieme (Il potere dei giochi cooperativi)
Se poi decidiamo di giocare in compagnia, possiamo attivare un'altra risorsa straordinaria: la cooperazione. Accanto ai classici giochi competitivi (in cui c'è un solo vincitore), oggi stanno vivendo un momento di grande popolarità i giochi cooperativi (come alcuni giochi da tavolo moderni o le Escape Room), in cui tutti i partecipanti giocano come un'unica squadra contro il sistema di gioco.
Questo tipo di attività sposta l'attenzione dall'agonismo individuale alla collaborazione, trasformando il tavolo da gioco in una palestra di intelligenza emotiva.
🔍 Cosa dice la scienza: Un affascinante studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE, ha dimostrato che bastano appena dieci minuti di gioco cooperativo per aumentare immediatamente l'altruismo e la generosità dei bambini, spingendoli a condividere spontaneamente i propri giochi anche con coetanei estranei che non avevano preso parte alla partita. Al contrario, lo studio ha osservato che i giochi competitivi tendono a ridurre questo slancio di generosità nel breve termine. I ricercatori sottolineano come, in una società occidentale dominata da una forte cultura della competizione fin dalla pedagogia dell'infanzia, l'introduzione di contesti di gioco cooperativi sia una via preziosa per educare all'empatia e alla condivisione.
4. La "Gamification": come usare il gioco per le sfide di ogni giorno
Ma se il gioco ha tutto questo potere, perché limitarlo al tempo libero? Possiamo applicare le sue regole anche alle attività quotidiane più noiose o faticose (come pulire casa, studiare per un esame o allenarci) attraverso la Gamification (la ludicizzazione).
La Gamification consiste nel prendere gli elementi tipici dei giochi, come i punteggi, i livelli di difficoltà progressivi, le piccole gratificazioni o le barre di avanzamento visive, e applicarli a contesti reali.
Puoi farlo stabilendo piccole sfide personali a tempo, oppure utilizzando app dedicate (come Habitica, che trasforma la tua lista di cose da fare in un gioco di ruolo in cui il tuo avatar guadagna esperienza ogni volta che completi un compito reale).
Il motore invisibile: la Teoria dell'Autodeterminazione di Deci e Ryan
Perché un compito noioso diventa improvvisamente stimolante quando viene trasformato in gioco? La risposta scientifica risiede nella Teoria dell'Autodeterminazione dei padri della psicologia motivazionale, Edward L. Deci e Richard M. Ryan.
Secondo i due psicologi, per sentirci motivati, felici e realizzati in qualsiasi attività della nostra vita, non abbiamo bisogno di premi esterni (come il denaro o il dovere). Dobbiamo invece soddisfare tre bisogni psicologici fondamentali e innati, che sono universali per ogni essere umano. Il gioco è lo strumento perfetto, perché riesce a nutrirli tutti e tre contemporaneamente:
1. Il bisogno di Autonomia (sentirsi liberi di scegliere): Abbiamo bisogno di percepire che siamo noi a controllare le nostre azioni, senza costrizioni esterne. Nel gioco, l'autonomia è totale: siamo noi a scegliere la strategia, a decidere quale strada percorrere o come personalizzare la nostra esperienza. Questa libertà di scelta disinnesca la sensazione di "obbligo".
2. Il bisogno di Competenza (sentirsi efficaci): Abbiamo bisogno di sentirci capaci, di superare ostacoli e di notare che stiamo migliorando in una determinata attività. Il gioco nutre costantemente questo bisogno attraverso la progressione di livello, lo sblocco di nuovi traguardi e il superamento di sfide calibrate sulle nostre capacità.
3. Il bisogno di Relazione o Connessione (sentirsi parte di qualcosa): Abbiamo bisogno di sentirci connessi agli altri, di appartenere a un gruppo e di percepire che le nostre azioni hanno un significato condiviso. Che si giochi in squadra o che si condividano i propri punteggi con gli amici, il gioco rafforza i legami sociali.
Come il gioco trasforma la motivazione
Deci e Ryan spiegano che la motivazione si muove lungo una linea che va da estrinseca (faccio una cosa solo perché "devo", o per evitare una punizione) a intrinseca (la faccio perché mi dà un piacere spontaneo e profondo).
Quando applichiamo la Gamification alle nostre attività quotidiane (come lo studio, il lavoro o le faccende domestiche), stiamo usando le dinamiche del gioco per favorire un processo psicologico chiamato internalizzazione.
Strutturando un compito noioso con piccoli obiettivi visivi, punteggi o sfide personali, aiutiamo il nostro cervello a spostarsi verso la motivazione intrinseca. Il "dover fare" una determinata cosa si trasforma nel piacere di metterci alla prova, di vedere fino a che punto possiamo spingerci e di sentirci competenti nel superare una piccola sfida con noi stessi.
Riprendiamo in mano i dadi
Che si tratti di un bambino che allena la mente superando le barriere di un disturbo dell'apprendimento, di un adulto che si riabilita dopo un trauma, o di un anziano che protegge i propri ricordi più cari, il gioco ci svela la sua natura più autentica. Non è un modo per fuggire dalla realtà, ma uno dei canali più profondi, accessibili ed empatici che abbiamo a disposizione per affrontarla e averne cura.
Crescendo, spesso dimentichiamo questa risorsa. Eppure, ritagliarsi uno spazio per giocare – che sia un gioco da tavolo in famiglia, un rompicapo solitario o un piccolo enigma quotidiano – non è tempo perso. È un vero e proprio atto di cura verso la nostra salute psicofisica: il gioco rappresenta infatti un pilastro prezioso all'interno di una routine quotidiana più ampia dedicata a noi stessi (a questo proposito, puoi esplorare la mia guida pratica al self-care per il benessere mentale).
👑Per quanto mi riguarda, quasi tutte le sere cerco il mio personale "stato di flow" giocando a scacchi con mia sorella. (Sì, confesso che sono decisamente più brava io... ma acqua in bocca, non diciamoglielo!).
E tu? Qual è il gioco che ti fa perdere la cognizione del tempo e ti aiuta a rigenerare la mente? Raccontamelo nei commenti, sono curiosa!
SOLUZIONI
Sfida 1: le risposte corrette sono Kevin, K-Way, Kyoto, Koala, Kalanchoe/Kenzia e Klimt.
Sfida 2: la soluzione: Il veleno non era nel liquore, ma all'interno dei cubetti di ghiaccio. Il socio (l'assassino) ha bevuto il suo scotch tutto d'un fiato, prima che il ghiaccio avesse il tempo di sciogliersi. La vittima, invece, ha sorseggiato il suo drink lentamente, permettendo ai cubetti di sciogliersi e di rilasciare il veleno nel bicchiere.
Sfida 3: la parola misteriosa è Resilienza.








Commenti
Posta un commento
La tua opinione è preziosa. Ti invito a condividere una riflessione o un pensiero gentile. Grazie per la tua presenza qui.